Da quest’ asta c’e’ stato da imparare

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L’attività su “wellbid” diventa sempre più difficile. La concorrenza tra gli utenti aumenta, probabilmente stà aumentando anche il loro numero, segno di gradimento sul mercato. Evidentemente anche il “passa parola” favorisce il tutto. A questo punto emerge chiaramente la lungimiranza del sito nell’introdurre i limiti al numero delle vincite e nel difenderli strenuamente.

Se non ci fossero questi limiti, per la gran parte degli utenti sarebbe veramente impossibile aggiudicarsi qualche asta. Dopo un periodo iniziale, successivo alla registrazione sul sito, è comprensibile la delusione degli utenti allorché si imbattono in questi limiti dopo che hanno trovato gusto a partecipare alle aste. Ma mi pare di notare che, dopo una delusione iniziale, la gran parte degli utenti di buon senso non può che convenire sull’opportunità di mantenere i limiti vigenti. Ciò non toglie che lunghi intervalli di astinenza dalla partecipazione sono pesanti da digerire e che, quando le situazioni limiti scendono sotto 1/1 e 5/5, tutti emettano un sospiro di sollievo e si ributtino nella mischia senza esitazioni. Per quanto mi riguarda, ieri ho emesso il mio periodico respiro di sollievo nel vedere il mio limite per le aste prodotti passare da 5/5 a 4/5. Non ho perso tempo. Ho fatto una panoramica sulle aste che stavano per partire, ho fatto la lettura del contatore dei bid trovandolo congruo alla bisogna, ho ripassato le mie personalissime regolette, mi sono detto “sì” e mi sono buttato. Oggetto dell’asta era un piccolo elettrodomestico da cucina: sarei stato felice di poterlo regalare a mia moglie nel giorno del suo compleanno. Richiamata la scheda dell’asta ho subito visto che negli ultimi cinque minuti non c’erano state offerte. In precedenza avevano rilanciato due utenti. Mi è sembrato un segnale di incoraggiamento. Non l’avessi mai detto: non appena il cronometro ha toccato un minuto mancante alla fine dell’asta, si è scatenata la “bagarre”. Questa solitamente è la fase in cui i fedelissimi del rilancio manuale ci danno dentro nella speranza che non compaiano i famigerati AutoBid. Non avevo mai visto questa fase durare più di 3/4 pagine del diario dell’asta. Questa volta credo di avere visto toccare la settima pagina. Poi, come inevitabilmente avviene, è arrivato lo “tsunami”, l’onda neanche troppo anomala degli AutoBid. Erano rimasti sott’acqua pronti a saltar fuori e ora irrompevano sulla scena con tutta la loro forza per scacciarne i rilanci manuali. Erano addirittura in sei e non riuscivano ad apparire due volte sulle pagine del diario dell’asta.

Erano già in una situazione contraria al loro interesse perché è risaputo che, sebbene non impossibile, è raro il caso in cui due concorrenti si ritirino insieme lasciando la vittoria ad un terzo. Figuriamoci in sei: eravamo nel masochismo più assoluto. Ma non era finita: al primi sei Autobid se ne era aggiunto un settimo: parlare di masochismo da parte del suo autore era del tutto riduttivo. Ma chissà quando la capiranno: quando su un’asta rimangono tre AutoBid, il controllo è assicurato ai fini di impedire la chiusura dell’asta stessa. Per quale motivo buttarcisi in più di tre? Solo per buttar via i bid e per fare la felicità del sito! Ma c’era anche un’aggravante: alla gara a buttar via i bid partecipavano anche i “punzecchiatori”, così io chiamo gli autori di rilanci manuali che di speranze non ne hanno proprio. Io che queste cose le so mi sono ben guardato dall’entrare nella rissa e sono rimasto a guardare l’evolversi della situazione, risparmiando i miei bid mentre gli altri li sprecavano. Solo quando la sestina si fosse ridotta ad una coppia ci avrei messo il naso. C’è voluta una gran pazienza ma poi inevitabilmente ciò si è verificato ed è stato bello entrare in asta gelando le speranze di coloro che a bagno erano già stati da molto tempo. Non ci è voluto molto. Ben presto, anche grazie al fattore C., ho avuto ragione dei due concorrenti e ho vinto l’asta.. Non so voi ma io sono convinto che quest’asta sia stata emblematica, che abbia insegnato cose che tutti dovrebbero mettersi bene in testa. Per dovere di cronaca vi dirò che, quando ho perfezionato la chiusura dell’asta, non ho saputo dire di no all’offerta di trasformare la vincita in bid. Sono stato un verme: ho pensato che, intanto, mia moglie non sapeva niente della mia iniziale intenzione di farle un regalo. Inoltre ho pensato che tutti gli anni l’occasione di festeggiare un compleanno si ripete e che, quindi, l’intenzione poteva essere rinviata al prossimo anno. Comunque la colpa è anche di “wellbid” che riesce a stregarci.


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