Dalle fiabe esce sempre saggezza

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Qualche giorno fa ero in soggiorno e stavo ascoltando la mia musica preferita. La stavo ascoltando a bassissimo volume perché volevo che la musica mi penetrasse, lasciandomi un piacevole senso di relax. Cosi ho potuto sentire mia moglie che in cucina, nel suo ruolo di nonna, stava raccontando una fiaba ai nostri nipotini.

Loro la ascoltavano con grande attenzione, rapiti tanto dal contenuto del racconto quanto dall’atmosfera magica che stavano vivendo. E allora la mamma disse a Cappuccetto Rosso: ” porta questa torta di mele alla nonna, che è molto ammalata, ma ti raccomando, non deviare dal sentiero perché potresti fare qualche brutto incontro”. Noi sappiamo come andò a finire, perché la bambina non mise in pratica le istruzioni della mamma. O meglio, sappiamo come sarebbe potuta andare a finire se non ci fosse stata la regola fondamentale delle favole, cioè la regola secondo la quale ci deve essere sempre un lieto fine. I nipotini ascoltavano quasi senza fiatare e quando la nonna (mia moglie) terminò, all’unisono gridarono in coro: “Ancora, ancora… un’altra, un’altra…” E la nonna paziente ricominciò… e così il bambino prese la stradina nel bosco (aveva cambiato la fiaba) e ben presto sentì un gran vociare. Allora si avvicinò senza farsi sentire e vide due giganti che stavano litigando fra loro. “Dammi quel cappello, è mio!”. “Niente affatto, è mio e me lo tengo!”. Il bambino si avvicinò con molta precauzione e fece la sua proposta pacificante: “Datemi il cappello e io deciderò a chi spetta indossarlo”. I due giganti, ingenui quanto grandi, acconsentirono, ma il bambino, veloce quanto piccolo, si ficcò in testa il cappello e in breve scomparve… Dal canto mio, nel soggiorno, quasi senza volerlo avevo ridotto la musica al ruolo secondario di colonna sonora e avevo incominciato a valutare il significato morale delle favole. Cioè avevo incominciato a chiedermi quali insegnamenti si potessero trarre da quei saggi racconti. E subito, quasi senza volerlo, mi sono balzati alla mente due detti popolari.

Il primo era: “Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia, ma non sa quello che trova” e mi ha fatto pensare che (te pareva, sono proprio fissato) non è consigliabile lasciare Wellbid per cercare l’avventura con altri siti di aste al centesimo. Ormai è provato che il nostro sito è il migliore sotto tutti i punti di vista. Il secondo era: “Tra i due litiganti il terzo gode” e mi ha fatto ripensare che non è male ricordare agli utenti di Wellbid che, quando noi partecipiamo alle aste, tutti noi utenti insieme, abbiamo un’ unica controparte, per l’appunto Wellbid e, quando ci scanniamo tra noi per aggiudicarci un’asta, non facciamo che “far godere” il sito per i lauti profitti che in tal modo gli procuriamo. Beninteso: è un bene che Wellbid tragga profitti, non mi stancherò mai di affermarlo, perché solo così a noi utenti viene assicurata la continuità del servizio che Wellbid ci presta… E qui voglio parafrasare la pubblicità televisiva del “Signor Balocco”Buoni sì maaaa… Alla prossima.


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