Una questione vitale e decisiva.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestEmail this to someoneShare on Google+

C’era una volta (ma questa è una storia vera) un uomo che si chiamava Tizio. Trascorreva la sua esistenza senza infamia e senza lode, senza fare né strafare, consapevole che, in una fase molto lunga di crisi economica, quando a volte lui stesso non riusciva ad arrivare alla fine del mese, fosse necessario stabilire un ordine di priorità tra le spese più impellenti.

Il trattenersi dallo spendere era quindi una costante per lui. Tuttavia, mentre il mondo era ormai diventato un “villaggio globale”, non voleva rinunciare a muoversi, almeno in modo virtuale, al suo interno, con l’unico mezzo possibile allo scopo: navigare nel web. Perciò, navigare nel web era la regola che si era imposto. Qualcuno gli aveva anche detto che, in una fase di crisi economica, quando gli operatori del mercato si vedono costretti a limitare i costi e a stabilire un ordine di priorità tra i medesimi, c’è un tipo di costo che sarebbe stato eliminato per ultimo: il costo della pubblicità. La pubblicità è l’anima del commercio. Se anche questa viene tagliata è finita. E allora Tizio, navigando sul web, prestava molta attenzione alla pubblicità. Un giorno si accorse, per puro caso, di uno strano messaggio pubblicitario. Non ricordo con quali parole fosse lanciato ma, nella sostanza, invitava ad acquistare una serie di oggetti pagando un prezzo molto scontato, anche scontato del 95 per cento.

Gli oggetti in vendita erano stati scelti molto bene. Andavano dall’elettronica ai giocattoli per bambini, dall’attrezzatura per la cucina ai profumi, agli pneumatici per l’automobile ecc. ecc. Non c’era dubbio, gli articoli trattati erano stati scelti con molta cura, da parte di qualcuno che ben conosceva che cosa fosse principalmente desiderato nel mercato globale. Tizio aveva subito incominciato a sentire puzza di bruciato, odore di truffa. Anche a lui era capitato di imbattersi in quei volantini che propongono “offerte speciali”, quindi ammetteva la possibilità che prezzi scontati potessero esserci, ma solo episodicamente, non come regola. Poteva starci che un venditore decidesse di ridurre l’immobilizzo di magazzino per ricrearsi liquidità, eliminare una rimanenza di articoli giunti a fine produzione. Ma come poteva essere possibile che un’azienda decidesse di vendere continuativamente a prezzi scontatissimi, anche fino al 95 per cento? Tizio si disse che avrebbe dovuto studiare il caso e incluse il sito tra i “preferiti”, per non perderlo di vista. Più tardi ci avrebbe pensato. Tornato sull’argomento Tizio aveva verificato che il sito della pubblicità ero di un venditore con il sistema di aste al centesimo. Lui ne sentiva parlare per la prima volta perciò doveva metterci tutta l’attenzione possibile. Lo studio era stato lungo e scrupoloso e aveva dato risposta al quesito principale che si era posto. Sì, era possibile acquistare oggetti a prezzi scontatissimi grazie ad una sorta di bacchetta magica, che si chiamava “sistema dei BID”. Era un sistema molto ingegnoso che permetteva al venditore di incassare, per ogni oggetto venduto, non solo il prezzo finale dell’asta, ma anche il controvalore dei bid usati da tutti i partecipanti all’asta.

Era dimostrato che per ogni oggetto era possibile, contestualmente, avere sia il prezzo scontatissimo per il compratore, sia il profitto per il venditore: la botte piena e la moglie ubriaca, una sorta di mutuo soccorso da parte di tutti gli altri partecipanti all’asta. Sempre studiando con scrupolo Tizio non aveva potuto non accorgersi di una questione vitale, potenzialmente in grado di minare l’equilibrio su cui si reggeva l’intero sistema. Anche perché messo sulla strada da quanto letto sul blog del sito, si era accordo dell’esistenza della figura dell’utente “forte”. Si era accorto che c’erano degli utenti che tendevano in tutti i modi ad assicurarsi, nei fatti, questa qualifica, perché se uno veniva considerato “forte” era come essere considerato “imbattibile” e, perciò, poteva vivere di rendita, incontrando minori difficoltà (= minori costi) nel vincere le aste. Inoltre Tizio aveva visto che era anche frequente il tentativo di altri utenti di assumere un nickname che si potesse confondere con quello già in essere per un utente “forte”. Ad esempio, poteva esserci un nickname come “banana” che veniva emulato da un nuovo nickname tipo “baanana”. In tal modo “baanana” avrebbe potuto essere confuso con “banana” e attribuire al suo possessore i benefici di fatto in essere per quest’ultimo. Tizio aveva deciso che la questione del nome utente doveva essere considerata decisiva, almeno per lui e aveva concluso che lui avrebbe potuto crearsi un account sul sito soltanto se e quando la questione stessa non fosse stata risolta. Immagino che tutti a questo punto abbiano capito che quella sopra raccontata era soltanto una metafora. Fuori di metafora, Tizio è un mio conoscente o come altro lo si voglia chiamare, tanto non è molto importante. Quanto raccontato si riferisce al mio tentativo, per ora senza esito, di portare Tizio a iscriversi su WellBid. Dal canto mio, sull’argomento ho scritto “più volte” nei miei articoli sul blog e confermo che anch’io considero vitale una maggiore intransigenza nelle regole relative ai nomi utente.


Autore:

Condividi questo post su

Invia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.